Scegliere oppure non governare

Le indiscrezioni che di giorno in giorno arrivano a proposito delle presunte intese relative alla futura legge elettorale costringono anche gli osservatori più attenti a concentrare l’attenzione più sulla forma che sulla sostanza. Per forma si intende il cavillo, si intende il dettaglio, la sfumatura tra un modello tedesco e uno ungherese, tra uno australiano e uno americano, tra uno spagnolo e uno inglese, tra uno misto tedesco-spagnolo e uno misto italo-canadese. Ma, ci chiediamo: è questo quello che conta quando si parla di legge elettorale? No.
5 AGO 20
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Le indiscrezioni che di giorno in giorno arrivano a proposito delle presunte intese relative alla futura legge elettorale costringono anche gli osservatori più attenti a concentrare l’attenzione più sulla forma che sulla sostanza. Per forma si intende il cavillo, si intende il dettaglio, la sfumatura tra un modello tedesco e uno ungherese, tra uno australiano e uno americano, tra uno spagnolo e uno inglese, tra uno misto tedesco-spagnolo e uno misto italo-canadese. Ma, ci chiediamo: è questo quello che conta quando si parla di legge elettorale? No. A nessun elettore di buon senso interessa se il prossimo Parlamento verrà eletto con un meccanismo orientato più su questo o quell’altro modello. Ciò che conta è la sostanza della questione: scegliere oppure non governare. Senza girarci troppo attorno è infatti di questo che stanno discutendo i costituzionalisti dei partiti che fanno parte della maggioranza di governo. Altro che tedesco, ungherese, o spagnolo. Il punto è se Pd, Pdl e Udc avranno il coraggio di non togliere ai cittadini la possibilità di scegliere (a) il presidente del Consiglio e (b) la coalizione che si candida a governare.

Il sistema migliore per garantire la così detta governabilità è senza dubbio quello mutuato più dall’esperienza francese (doppio turno) che da quella tedesca o spagnola (senza doppio turno e con sistema più proporzionale che maggioritario). Ma il vero punto è se i poli della maggioranza tripartita decideranno di fare un passo in avanti oppure se decideranno di riportare il sistema ai bizantinismi della Prima Repubblica: con i governi caduchi, con i presidenti del Consiglio scelti fuori dalle urne e le coalizioni che si formavano più o meno all’insaputa degli elettori. Pd e Pdl negli ultimi giorni hanno offerto segnali incoraggianti e hanno sostenuto in varie forme di essere disponibili a offrire agli elettori una riforma capace di non tradire i tratti fondamentali del bipolarismo. Ce lo auguriamo. Ma il rischio che venga fatta una legge solo per accontentare partitini incapaci di esprimereleadership toste esiste ancora. Sarebbe una sciagura se questo Parlamento sacrificasse il principio della governabilità.